La verità è che, forse, mi sono innamorato.
Dico forse, perché io mica lo so quando si può dire di essere davvero innamorati. Cioè, nella mia vita, sino ad ora, sono stato innamorato una sola volta, di una persona. E di questo, sissignori, sono certo. Avevo 17 anni, e lei era la ragazza con cui sono stato per i successivi sette. Ero un ragazzino con davvero poche certezze, in preda a quelle tipiche pseudo-crisi adolescenziali in cui non sai bene chi sei, cosa vuoi, dove stai andando, sapevo solo di aver bisogno di qualcosa, e quando, all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, arrivò lei, be’, mi resi conto che in quel momento non avevo bisogno di nient’altro. Scoppiò un amore senza confini, totalizzante, che volava sulle ali forti e inconsapevoli della giovinezza, che mi faceva sentire forte e vivo. Un amore che è cresciuto, si è trasformato, ha vissuto alti vertiginosi e bassi profondi, mi ha accompagnato per sette anni di vita e di crescita. E poi è finito. A poco a poco, è scivolato via, goccia dopo goccia.
Dopo la fine di quella storia, ho passato due anni a lavorare su me stesso, a rimettermi in carreggiata, a riabituarmi a ragionare come una persona sola e a fare in modo di riuscire a vivere ogni situazione semplicemente per quello che aveva da darmi. Non è stato facile, ci sono state tante difficoltà, momenti di debolezza, errori, ma alla fine posso dire che il periodo passato è stato fondamentale per me stesso: sono cresciuto, sono cambiato, ho imparato tante cose su di me, ho raggiunto molte consapevolezze su quello che sono e quello che voglio, ho trovato la mia strada (o meglio, per ora sento mia la strada che sto percorrendo) e posso dire di aver raggiunto uno stato di simil-serenità abbastanza stabile.
Stavo bene insomma, dover render conto solo a me stesso, poter soddisfare e inseguire qualsiasi mio desiderio, giocare con la vita senza aver nulla da perdere. Non avevo vuoti da riempire, me la vivevo tranquillo e nel contempo sentivo semplicemente di avere tanto da dare e tanta voglia di condividere quello che ero con qualcuno che fosse in grado di contenermi.
Poi, così, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, poco più di un mese fa una persona si è palesata nella mia vita, sconvolgendo tutto quell’equilibrio emozionale che mi ero creato. Una persona che mi ha tirato fuori tutto quello che nel tempo avevo accumulato dentro, una persona che, con semplicità e dolcezza, ha saputo riempirmi il cuore donandomi contemporaneamente il suo. Senza chiedere nulla in cambio, se non esattamente tutto quello che giorno dopo giorno sento di volerle dare, in una corrispondenza emozionale che a volte mi lascia senza parole.
Ed io mica lo so se posso dire di essere innamorato. Insomma, sono una persona molto diversa da quell’io diciassettenne che si innamorò per la prima volta, e ora come ora non riconosco i percorsi affettivi che sto percorrendo. So solo che ho voglia di lasciarmi andare, senza pensare a quello che è, che è stato, che sarà. Come disse un caro amico, lasciarmi andare, finché ogni posto sarà il mio posto.
In fondo, proprio come dicevo nel post precedente, non è così importante definire, contornare, confinare, stabilire. I nomi, a pensarci bene, altro non sono che convenzioni.