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Tutte i testi e le immagini pubblicate su queste pagine sono di realizzazione del sottoscritto, quindi chiunque voglia riutilizzarle è pregato di chiedere o perlomeno indicare la fonte... Grazie!

Questo blog è una storia,
dedicata a chiunque abbia il piacere di farsela raccontare.


venerdì, 20 giugno 2008

Io non lo so, non lo so davvero se c’è qualcuno che ogni tanto passa ancora di qui.
Quello che so è che a volte ci passo io, passo e leggo un po’ qua e un po’ là, leggo i post, i commenti, le singole parole scelte con cura per fissare dei momenti, tutti questi stralci di vita quotidiana messi qui come in un album di fotografie che ogni tanto è bello tirare fuori dallo scaffale e sfogliare.
Passo, a quasi un anno di distanza dall’ultimo post e a tre anni dalla nascita del blog, leggo ed è proprio come rivivere le emozioni di un viaggio meraviglioso, un vero viaggio fatto di persone, di luoghi, di profumi, di polvere, di mare, di gioie e di dolori, di chilometri e chilometri fatti lasciandosi trasportare semplicemente dalla voglia di scoprire quello che sarebbe successo il passo successivo.
Sono cambiate tante cose in questo anno che è passato, ma veramente tante. Un anno fa l’estate stava finendo. Ora, in questa Milano finalmente baciata da qualche raggio di sole, di estate ne sta iniziando un’altra. In mezzo, un nuovo posto da chiamare casa, una nuova vita condivisa da scoprire giorno dopo giorno, nuove abitudini, nuovi orizzonti, nuove responsabilità, nuove sensazioni, nuove strade da percorrere passo dopo passo.
Ecco quello che mi succede a tornare qui. Leggo e sorrido, sfoglio questo album di fotografie e rivedo nitide le immagini di quella che è stata probabilmente una delle fasi più decisive della mia vita, un passaggio fondamentale all’inizio del quale ero un ragazzo e da cui sono uscito uomo.  
A proposito, quando si guardano delle vecchie fotografie, capita di trovarci anche i sorrisi e le facce che ti hanno accompagnato in quel pezzo della tua vita e viene naturale chiedersi come stiano quelle persone e cosa sia accaduto loro in tutto questo tempo. Ecco, se a qualcuno capitasse di passare di qui, tra un giorno, un mese, un anno, non importa, sarei felice se mi lasciasse un segno di sé, una piccola istantanea della sua vita oggi.
Io ogni tanto di qui ripasso. Sarebbe bello trovarci fotografie nuove.
postato da alle ore 12:34
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categoria : viaggi, quotidianitĂ 


venerdì, 31 agosto 2007

Com’è che diceva quella canzone? L’estate sta finendo, un anno se ne va, sto diventando grande e questo non mi va…
Quest’anno come non mai la fine dell’estate per me è portatrice di cambiamenti radicali, settembre sarà un mese in cui la mia vita si rivoluzionerà totalmente, lascerò la casa in cui sono cresciuto, andrò a vivere con la persona che amo, farò quello che spero con tutto il cuore sia il primo passo verso la costruzione di qualcosa di solido e bellissimo. Forse, infine, deciderò di cercarmi un altro studio legale che qui dove sto le cose vanno bene ma dal punto di vista economico….
Insomma, quest’anno come non mai, finita l’estate, sento forte la sensazione che sto diventando grande, ma, a differenza di quella vecchia e malinconica canzone, questo mi va eccome!

Ecco, sì. E’ dunque passata un’altra estate, un altro agosto in giro per il mondo ad assaggiare esperienze ed emozioni, ed ora eccomi di nuovo qui, a vivermi in un modo nuovo questo contesto così conosciuto.
Tipo qualche sera fa, quando con un carissimo amico ci si raccontava le varie peripezie in giro per il mondo, e così, fumando ganja e scrutando i tetti di milano e il suo cielo limpido all'imbrunire, si arrivava quasi alla dimostrazione inconfutabile dell'esistenza di dio. Mi ha fatto sorridere l'immagine di me e il mio vecchio amico lì, intenti a disquisire sulla vita e sull'essenza del viaggio, un’immagine così uguale a quella dell'anno scorso al ritorno dal viaggio in Messico, quando nella stessa identica situazione si affrontavano i classici discorsi, si condivideva la classica voglia di non lasciarsi sottomettere al maledetto giuoco delle condizioni e dei compromessi, si sognava di strade alternative verso la felicità, strade che passavano attraverso spiagge orlate di palme e isole lontane. Mi ha fatto sorridere (e riflettere) il fatto di affrontare oggi questi discorsi con la stessa foga e partecipazione di sempre, ma allo stesso tempo anche con una tranquillità nuova.
Il mio spirito è sempre quello del viaggiatore, sì. Quello del sognatore votato alla scoperta.
Ma io, in fondo, un nuovo viaggio sto giusto per iniziarlo. Un nuovo viaggio che io e lei stiamo iniziando insieme, un nuovo viaggio da affrontare con quello spirito che ci ha accompagnati per un mese in giro per la Thailandia: entusiasti, vivi, pronti ad accogliere tutto quello che sarà sulla nostra strada.
postato da alle ore 16:52
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categoria : viaggi, quotidianitĂ 


giovedì, 26 luglio 2007

Ora me ne vado 26 giorni in Thailandia con lei.
Poi a settembre andiamo a convivere.
Come cambiano le cose in 8 mesi eh?
E dire che doveva essere solo una tranquilla settimana di vacanza in Marocco...

Un saluto a chiunque passi ancora di qui.
Buone vacanze.

postato da alle ore 18:19
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categoria : viaggi, quotidianitĂ 


martedì, 12 giugno 2007

Solo io e te sappiamo tutto ciò che è racchiuso in questo scatto, tutto ciò che questa fotografia mostra ma non dice.
Solo io e te possiamo ascoltare il dolce sussurro della brezza che dall’Atlante innevato sullo sfondo scende a rinfrescare il pianoro baciato dal sole, quella dolce brezza che parla di un angolo di deserto sconfinato, di una luna piena che così grande non la si era mai vista, di una manciata di stelle a sfrigolare nella penombra come piccole candele messe lì di contorno.
Solo io e te possiamo inumidirci piano la bocca e gustare ancora il sapore di quei baci lunghi ed estenuanti strappati alla vita, il sapore di quelle labbra che era proprio destino si dovessero incontrare, sennò sai che spreco.
Solo io e te possiamo avvertire il brivido lungo la schiena dato da quel giovane entusiasmo e quella familiarità nascente che ci avrebbe portato sin qui e chissà dove poi, proprio come una lunga strada marocchina che dietro ad ogni orizzonte cela paesaggi da mozzare il fiato e riempire gli occhi e il cuore.
Solo io e te possiamo sentire sulla pelle il calore di quell’abbraccio, quella voglia naturale di respirarsi, di toccarsi,  di starsi addosso, come in una notte infinita in cui tenersi stretti tra le braccia, e non lasciarsi mai.
 
Per te, per noi, per tutte le foto che insieme scatteremo...
postato da alle ore 20:18
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categoria : viaggi


mercoledì, 30 maggio 2007

Ho capito cos’è sai?
Intendo quello su cui ci si interrogava oggi, quella percezione di mancanza reciproca che fa male, quella voglia di averci che a tratti attorciglia le budella e sembra non dare scampo.
L’ho capito prima, mentre me ne stavo sotto la doccia e lasciavo che l’acqua calda mi scivolasse addosso lavando via le scorie di un’altra giornata passata senza di te, senza il tuo profumo, senza la tua bocca, senza le tue mani.
L’ho capito rievocando ad occhi socchiusi quella sensazione unica che provo quando ti stringo tra le mie braccia. L’abbiamo chiara tutti e due, vero? Quel sentirci all’improvviso completi, felici, al sicuro nell’unico posto in cui potremmo mai desiderare di essere in quell’istante. Quel chiudere il mondo fuori, coi suoi casini, i suoi rumori, il suo vociare confuso, e lasciarci accarezzare dal nostro respiro, lasciarci cullare dal battito del nostro cuore, lasciare che i nostri corpi nudi combacino alla perfezione, proprio come se fossero stati creati per incastrarsi l’uno dentro l’altra. L’abbiamo chiara tutti e due questa sensazione, vero?
Ecco, prova a pensarci: come può essere ogni singolo istante in cui tu sei a chilometri di distanza da me, in cui tutti quei chilometri ci separano dalla possibilità di sentirci felici, appagati e vivi come non mai? Come può essere, se non un continuo desiderarti, assetato, affamato e vuoto di te come non mai?
postato da alle ore 18:43
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categoria : mail, quotidianitĂ 


giovedì, 17 maggio 2007

No, non è che sono morto, nemmeno (ahimè) fuggito in qualche paradiso tropicale a sorseggiare mojitos e a dondolarmi su un’amaca. Sono sempre qui, nella mia vita, solo con un ginocchio un po’ meno funzionale (ma piano piano mi sto riprendendo eh!), due mesi strapieni di cose alle spalle e poca voglia di mettermi al pc e scrivere. Non so com’è, ci ho pensato ogni tanto al blog in questi due mesi di web-assenza, ci ho pensato a questo mio piccolo angolo in cui ho sempre amato buttare quello che nella quotidianità non riuscivo a buttar fuori, e ho pensato anche a voi, che ogni tanto passate di qui e leggete le mie parole e condividete le mie sensazioni. Ci ho pensato, davvero, e mi dispiaceva trascurare tutto questo, che rimane qualcosa di davvero prezioso, eppure non mi veniva di mettermi al pc a scrivere, e non è che avessi un perché, semplicemente non mi veniva, punto. E’ solo adesso, qui, che a scrivere mi ci sono messo quasi per noia, per tappare una di quelle mezz’ore a lavoro in cui il tempo sembra non passare mai, è solo ora che mi rendo conto che probabilmente in questi due mesi non mi è venuto da mettermi al pc e scrivere proprio perché ultimamente nella mia quotidianità ho effettivamente iniziato a buttare fuori quello che prima non mi riusciva. Ho iniziato a sfiorare e in alcuni momenti a toccare quel centopercento la cui ricerca ha ispirato, quasi due anni fa, la nascita di questo blog, ho iniziato a sentirmi felice, appagato, proiettato verso qualcosa di cui ancora adesso, forse, non riesco a percepire le dimensioni. Ed è per questo che sono certo che mi capirete.
Sono innamorato, che ci volete fare….
postato da alle ore 19:01
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categoria : quotidianitĂ 


mercoledì, 14 marzo 2007

Ok, non è mia intenzione far diventare questo blog un bollettino medico, ma tant’è, in questo periodo della mia vita c’è questo dannato ginocchio a condizionarmi non poco, e quindi non posso far altro che aggiornarvi, anche un po’ per segnarmi qui le tappe di questo percorso accidentato e mantenere ad un livello accettabile il termometro del mio scazzo.
Ad ogni modo, finalmente è iniziato il conto alla rovescia, operazione fatta (giovedì 8), non mi resta che armarmi di pazienza e voglia e darmi da fare con la fisioterapia per rimettermi al più presto in piedi.
Com'è andata l'operazione?
Allora, del legamento crociato rotto di netto si sapeva, mi hanno prelevato 26 cm di robusto tendine rotuleo, mi hanno fatto un tunnel di 8 mm nella tibia e me l'hanno ricostruito.
Del menisco andato a puttane si sapeva, non restava che toglierlo per il 70% (mica cazzi) e affidarsi al buon cuore del menisco rimasto intatto.
Quello che non si sapeva, e che si è scoperto solo in artroscopia, era una frattura nella cartilagine, un vero e proprio buco grande come una piastrella nella cartilagine dell'articolazione che ha fatto esclamare ai due chirurghi all'opera che un ginocchio conciato così male difficilmente l'avevano mai visto. Evviva. Be', la cartilagine, dicono, non si riforma, quello che hanno fatto è stato fare dei fori nell'osso con un punteruolo per far sì che il sangue che ne sarebbe uscito, coagulandosi, formasse una pseudo-cartilagine di fortuna, che pur senza la resistenza e la funzionalità della cartilagine vera e propria potesse per lo meno surrogarvi. Ovviamente, dicono, il ginocchio non sarà mai più come prima, non tanto a livello di stabilità (per quello dovrei tornare al 100%), ma più che altro come resistenza alle sollecitazioni date da sport di appoggio e spinta quali, per esempio, il calcetto. Insomma, senza un menisco e un pezzo di cartilagine sono un po' come una macchina senza ammortizzatori... dicono sia meglio evitare terreni sconnessi. Dicono.
Ma vabbe', questo è futuro ancora lontano, ci sarà tempo e modo di pensarci e valutare.
Ora come ora quello che conta è fare un buon recupero e tornare con un ginocchio che, finalmente, faccia il ginocchio. Adesso sono a letto, faccio 4 volte al giorno degli esercizi che mi sono stati assegnati, mi barcameno tra momenti di tranquillità e momenti di forti dolori sparsi tra articolazione e muscoli della gamba, leggo, guardo film, scrivo, lavoro.
Per 15 giorni non posso appoggiare la gamba, poi toglierò i punti, e entro un mese, dicono, dovrei abbandonare le stampelle e camminare indipendentemente.
In ogni caso, tutto bene.
A stare sdraiato in un letto così a lungo le cose le vedi sotto una diversa prospettiva, una luce nuova. Credo di vivere questo periodo come una vera e propria esperienza, con le sue difficoltà e le sue scoperte. Quando sarò di nuovo in piedi, ne sono certo, avrò qualcosa in più, e ciò nonostante un legamento un menisco e un pezzo di cartilagine in meno. Avrò da vivere un bel po' di cose con tutto me stesso, con tutte e due le mie gambe. E' dura, sì, ma ditemi, come potrei non essere pieno di voglia e determinazione? In fondo ha sempre tutto un suo perchè. Anche un crociato che si rompe proprio adesso, proprio in questo momento della mia vita.
postato da alle ore 15:45
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lunedì, 26 febbraio 2007

Incredibile.
Ginocchio spaccato qualche sera fa giocando a calcetto, sono fermo a letto con il menisco messo di traverso che blocca l'articolazione (rottura a manico di secchio dice il dottore, e pare quasi che mi pigli per il culo...), badilate di ghiaccio, antinfiammatori, in attesa di una risonanza magnetica che (si spera) escluda lesione ai legamenti. Nei prossimi giorni saprò qualcosa di più.
 
Eppure.
Eppure non me ne frega un cazzo. E' pur sempre solo un ginocchio, dai! L'unico cruccio è dover stare fermo a letto per un po', proprio ora che la vita mi chiama come non mai.
Ho programmi, progetti là fuori, ho week end in giro che mi aspettano, ho treni da prendere, città con cui familiarizzare, baci e sorrisi da portare a destinazione.
Ma va bene anche così, non mi lamento, in fondo un prezzo da pagare per la felicità, in qualche modo, c'è sempre.
Ed io lo pago, lo pago.
Me ne sto a letto col ginocchio spaccato e non mi lamento.
Tanto, comunque sia, anche se io non posso muovermi ora come ora ci pensa la vita a venire da me.
postato da alle ore 14:46
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venerdì, 23 febbraio 2007

La verità è che, forse, mi sono innamorato.
Dico forse, perché io mica lo so quando si può dire di essere davvero innamorati. Cioè, nella mia vita, sino ad ora, sono stato innamorato una sola volta, di una persona. E di questo, sissignori, sono certo. Avevo 17 anni, e lei era la ragazza con cui sono stato per i successivi sette. Ero un ragazzino con davvero poche certezze, in preda a quelle tipiche pseudo-crisi adolescenziali in cui non sai bene chi sei, cosa vuoi, dove stai andando, sapevo solo di aver bisogno di qualcosa, e quando, all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, arrivò lei, be’, mi resi conto che in quel momento non avevo bisogno di nient’altro. Scoppiò un amore senza confini, totalizzante, che volava sulle ali forti e inconsapevoli della giovinezza, che mi faceva sentire forte e vivo. Un amore che è cresciuto, si è trasformato, ha vissuto alti vertiginosi e bassi profondi, mi ha accompagnato per sette anni di vita e di crescita. E poi è finito. A poco a poco, è scivolato via, goccia dopo goccia.
Dopo la fine di quella storia, ho passato due anni a lavorare su me stesso, a rimettermi in carreggiata, a riabituarmi a ragionare come una persona sola e a fare in modo di riuscire a vivere ogni situazione semplicemente per quello che aveva da darmi. Non è stato facile, ci sono state tante difficoltà, momenti di debolezza, errori, ma alla fine posso dire che il periodo passato è stato fondamentale per me stesso: sono cresciuto, sono cambiato, ho imparato tante cose su di me, ho raggiunto molte consapevolezze su quello che sono e quello che voglio, ho trovato la mia strada (o meglio, per ora sento mia la strada che sto percorrendo) e posso dire di aver raggiunto uno stato di simil-serenità abbastanza stabile.
Stavo bene insomma, dover render conto solo a me stesso, poter soddisfare e inseguire qualsiasi mio desiderio, giocare con la vita senza aver nulla da perdere. Non avevo vuoti da riempire, me la vivevo tranquillo e nel contempo sentivo semplicemente di avere tanto da dare e tanta voglia di condividere quello che ero con qualcuno che fosse in grado di contenermi.
Poi, così, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, poco più di un mese fa una persona si è palesata nella mia vita, sconvolgendo tutto quell’equilibrio emozionale che mi ero creato. Una persona che mi ha tirato fuori tutto quello che nel tempo avevo accumulato dentro, una persona che, con semplicità e dolcezza, ha saputo riempirmi il cuore donandomi contemporaneamente il suo. Senza chiedere nulla in cambio, se non esattamente tutto quello che  giorno dopo giorno sento di volerle dare, in una corrispondenza emozionale che a volte mi lascia senza parole.
Ed io mica lo so se posso dire di essere innamorato. Insomma, sono una persona molto diversa da quell’io diciassettenne che si innamorò per la prima volta, e ora come ora non riconosco i percorsi affettivi che sto percorrendo. So solo che ho voglia di lasciarmi andare, senza pensare a quello che è, che è stato, che sarà. Come disse un caro amico, lasciarmi andare, finché ogni posto sarà il mio posto.
In fondo, proprio come dicevo nel post precedente, non è così importante definire, contornare, confinare, stabilire. I nomi, a pensarci bene, altro non sono che convenzioni.
postato da alle ore 00:26
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mercoledì, 14 febbraio 2007

Così, all’improvviso, gioia e tripudio. Nelle strade della città è sbarcata la festa, migliaia di persone riversate nelle vie vestite di addobbi e colori, musica che suona incessante da casse nascoste chissà dove, coriandoli e stelle filanti lanciate nell’aria satura di calore umano e risate, ballerini, giocolieri, musicanti, acrobati, frittelle unte e zuccherose, fuochi d’artificio che illuminano la notte senza stelle. E tutto proprio così, all’improvviso.
Cammino lungo il marciapiede con le mani in tasca ed il collo incassato tra le spalle e il bavero del cappotto, mi guardo in giro con un misto di stupore e sconcerto, senza capire cosa stia succedendo tutt’intorno. Ma cosa mai sarà accaduto di così incredibile da far scoppiare una simile bolgia di allegria e risate? Non c’è alcuna ricorrenza in questo periodo, nessuna che io ricordi per lo meno, è un semplice inverno qualsiasi, forse un poco più caldo del solito, ok, ma pur sempre inverno. Eppure quest’arietta frizzantina ma non pungente che tanto ricorda quelle sere limpide di inizio primavera fa da perfetto contorno a questa festa improvvisata, questa festa in cui mi trovo in mezzo senza sapere come e perchè, questa festa che mi prende per i gomiti e mi trascina per viali e vicoli senza macchine, che mi spinge e mi si struscia addosso, che mi inciampa e mi sorregge, che mi frastorna la testa di suoni e vociare.
Fa strano vedersi davanti agli occhi la città trasformata così, all’improvviso. Vedere i contorni grigi e squadrati dei palazzi addolciti da addobbi multiforme, vedere i bambini rincorrersi zigzagando tra semafori lampeggianti e segnaletica orizzontale, vedere la gente sorriderti e salutarti gioiosa, quella stessa gente che di solito, quando passeggi col cane al guinzaglio, sorride e saluta il cane, non te.
Ogni angolo che svolto è una sorpresa, maschere variopinte e variegate, caroselli che scorrono danzerecci seguendo il battere dei bassi incalzanti, donne e uomini che si stringono in abbracci spontanei e veri in nome di chissà quale santo, patrono, evento o sentimento. Ed io, che in tutto questo me ne stavo camminando spedito e immerso nei miei pensieri verso una delle tante mete della mia giornata, ecco, io non so che dire, non so che pensare. Sono come un addormentato che si ritrova nel bel mezzo di un sogno bizzarro e straordinariamente realistico, sono come un viaggiatore che in pieno deserto trova un’oasi di datteri e acqua fresca, sono come un navigante che dopo mesi di mare aperto scorge la terra all’orizzonte. Non dico e non penso niente, mi lascio sospingere dalla corrente umana che mi lambisce, all’inizio un po’ incerto ma poi sempre più leggero. Sfioro mani e capelli e fianchi, vedo occhi e volti e corpi, accenno un sorriso che si allarga man mano che il clima gioioso mi contagia e mi travolge in un vortice di sensazioni centrifugate, faccio che la musica mi entri sotto pelle e quasi per un inverosimile processo di osmosi disperda nell’aere tossine e inquietudine.
No, non ho idea di come tutto questo possa essere successo, così, all’improvviso, non ho idea di cosa diavolo abbia da festeggiare tutta sta gente che pare quasi ammattita, non ho idea del perché anche io, all’improvviso, mi senta pervadere da un improbabile quanto inaspettato entusiasmo. Non ne ho idea, no, ma poi penso che in fondo non è così importante il come, il cosa, il perché. Se festa è, che festa sia, così, senza ricorrenze, senza eventi straordinari da celebrare, senza definizioni, semplicemente lasciandosi andare a ciò che accade. Perchè dovrei impedirmi di vivere questa serata che si lascia tingere di colori nuovi e imprevisti? Perché dovrei continuare a stringere i pugni nelle tasche e tirare dritto per andare chissà dove poi?
Ecco, non chiedetemi di più, perché di più non saprei dirvi. Non cercate di trovare un senso, una logica, un significato. Sto semplicemente godendomi questa festa inaspettata, questo anniversario senza nome. E voi non sorridete sbeffeggianti se nel mezzo della folla danzante mi vedete ancheggiare un poco seguendo il  ritmo vorticoso, non scuotete la testa scettici o dissacranti se mi scorgete canticchiare spensierato parole che non conosco, non indossate quell’espressione appena appena corrucciata di chi queste cose no, non possono essere. In fondo che ne sapete voi? Un giorno potreste essere lì che camminate spediti lungo il marciapiede con le mani in tasca e lo sguardo perso in un punto lontano, potreste girare l’angolo ed ecco, trovarvi immersi nel bel mezzo di una folla festante, trascinati per i gomiti nella bolgia ballerina, coinvolti in un delirio collettivo senza confini né ragione.
E tutto proprio così, all’improvviso.
postato da alle ore 00:11
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